Cimice di Majakovskij

Franco Staino illustra La Cimice di Majakovskij


Davanti a noi abbiamo un libro raro. Una pièce teatrale scritta in Russia nel XX secolo e illustrata, per il lettore di oggi, da un artista italiano, Franco Staino, che si mette alla prova nei panni di regista di un’azione visiva, declinata sulle pagine di un libro.
Nasce così un libro d’artista, dove l’interpretazione visiva potenzia la teatralità dell’opera, ove l’artista raffigura quella realtà, autentica o immaginata, che ha intravisto “oltre” il testo dell’autore.
Majakovskij definì la propria pièce come una “commedia fiabesca” in nove quadri. L’azione dei primi quattro ha luogo nel 1929, cioè l’anno in cui venne rappresentata e pubblicata. Gli eventi ruotano attorno all’ex operaio russo Prisypkin che, aspirando ad  una migliore condizione sociale, lascia l’amata Zoja, operaia anch’essa, per sposare Elzevira, una cassiera appartenente al ceto borghese. Questa parte della pièce si conclude con un incendio sviluppatosi durante la festa di nozze. Tutti i personaggi muoiono, tranne Prisypkin che, a causa dell’acqua gelata proveniente dagli  idranti, viene ibernato.
La seconda parte proietta lo spettatore cinquanta anni in avanti. Dopo dieci piani quinquennali sovietici, la generazione del futuro rinviene il cadavere congelato di Prisypkin e decide per la sua resurrezione, catapultandolo in un nuovo mondo nel quale l’ex operaio osserva una nuova società sovietica, nella quale i comportamenti egoistici, appartenenti ad un mondo di interessi privati, vengono ormai lasciati alle spalle, dimenticati e considerati malattie d’altri tempi. Prisypkin viene esaminato e gli viene trovata addosso una cimice che viene catturata ed isolata nello zoo. I germi della malattia “borghese”, ancora attivi in Prisypkin, nonostante il controllo degli scienziati, si diffondono, provocano incredibili manifestazioni. I due “parassiti” vengono quindi rinchiusi nello zoo per essere mostrati alla gente.
La Cimice è una pièce di propaganda contro la borghesia e le umane debolezze, nella quale il poeta mostra attraverso la lente di ingrandimento della satira, gli atteggiamenti piccolo borghesi e burocratici dei suoi concittadini. Il futuro era per Majakovskij un mondo di relazioni umane ideali, vita all’ennesima potenza. Per questo si scagliava irosamente contro ciò che fosse ostacolo a simile esistenza, che la corrompesse. Provava fastidio verso l’ordine tradizionale logorato dal tempo e lottava contro l’imperfezione del vecchio mondo. La metafora dell’”uomo cimice”, amalgamò i temi della piccola borghesia e della burocrazia, dell’amore e della poesia, del presente e del futuro
L’interessante esperimento interpretativo di un classico russo proposto da Franco Staino risponde alla necessità di ricercare nuovi linguaggi figurativi per tradurre” il linguaggio verbale” in “linguaggio visuale” delle opere divenute classici della letteratura mondiale, rendendole attuali per le nuove generazioni di lettori. Staino predilige lavorare secondo gli stilemi del libro artigianale d’autore, preservando ed evidenziando la valenza artistica del testo, cui i disegni vengono accostati con delicatezza, quasi “ in punta di piedi”. Da comune insieme di segni tipografici, il testo diviene materiale figurativo.
Un primo esperimento in tal senso sono state Le avventure di Pinocchio nel 2011, seguite dai racconti di Cechov. E ora, Majakovskij. ”Ogni parola di Majakovskij bisogna porgerla su un vassoio d’argento, in corsivo” – questo insegnava agli attori  il regista e impresario del Teatro D’Arte di Mosca, Mejerchol’d. 
Il testo circonda da ogni parte i personaggi, che si alternano con quella dinamicità cinematografica tipica del classico artificio del controcampo. I personaggi raffigurati assomigliano poco ai contemporanei di Majakovskij e poco, del resto, anche alla gente degli anni Settanta. Rimandano piuttosto alla nostra epoca, con le sue immagini stereotipate, la sua fiacchezza spirituale, le sue insignificanti individualità.
 Cancellando la cesura tra “prima“ e “dopo” l’incendio, Staino disvela il significato fondamentale della metafora della “cimice”: una società dei consumi non può essere la società del futuro.
Ebbene, non rimane che applaudire Maiakosvkij, il quale un giorno ebbe a dire: ”Non credo che qualcuno di voi conosca con precisione gli eventi del XXI secolo. Io, invece, li conosco.”
E aprire il nuovo libro di Franco Staino.

di Larisa Alekseeva
Museo Statale della Letteratura
Mosca, 2015